venerdì 9 luglio 2010

68° Post - Conoscere e Riflettere. - Prima Parte.

Un saluto a chi mi legge, buon ascolto e buona lettura.


Un ringraziamento all'Autore del Video.

Premessa:
Riporto quì di seguito l'estratto di un Libro (di cui evidenzierò i riferimenti) e che ho trovato il giorno 8 Luglio 2010 nella Biblioteca di Carpi, (mi trovavo a Carpi per motivi personali) tengo a precisare che quanto trascriverò non è per qualificare un Pensiero Religioso  ( in questo caso l'Induismo) da contrapporre ad Altri, ma è la riflessione dell'Autore nel Capitolo 1. che ritengo di particolare interesse, soprattutto  se la riferisco alle mie personali riflessioni che in più occasioni ho esposto nel mio Blog, naturalmente non per avvalorarne i concetti, ma per offrire sicuri riferimenti per spunti di buona Riflessione, al Lettore interessato "all'evoluzione culturale dell'Uomo".

Il dharma dell'Induismo - Raimon Panikkar
prima edizione BUR Alta Fedeltà - ottobre 2006

dal Capitolo 1 (pag. 46)
Il periodo prevedico
(secoli XXX - XX circa a. C.)

(Prima parte)

Preistoria.
In tutto il subcontinente indiano si trovano numerosi resti di una civiltà preistorica unitamente a resti di una cultura megalitica e anche neolitica (2). Sono state localizzate anche anfore di ogni tipo, soprattutto funerarie, e pozzi funerari, così come sono state scoperte anche pitture rupestri e grotte abitate (3). Si pensò a un certo momento che l'India fosse stato il primo Paese a sviluppare l'industria del ferro anche se oggi questa affermazione non trova conferme.
Nulla di sicuro si può dire a proposito della spiritualità di queste culture preistoriche. Qualunque interpretazione si pensi di dare obbedisce a ragioni diverse e non alla semplice osservazione dei dati. Si è spesso scritto troppo alla leggera a proposito della religiosità dell'uomo preistorico. Pur consapevoli della mancanza di fondamento "storico" delle nostre affermazioni, vorremmo tentare di fare su questa spiritualità preistorica una breve considerazione basandoci su una certa antropologia e la lecita estrapolazione fondata sullo sviluppo successivo del dharma dell'induismo.
Si è voluto vedere nell'uomo preistorico una specie di animale selvaggio non ancora antropizzato e, di conseguenza, se ne è interpretata la religione come una specie di istinto di conservazione proiettato verso un futuro ultraterreno e la spiritualità come una serie di reazioni istintive condizionate dall'ambiente e dalle circostanze più diverse. Tutto questo, evidentemente, è in relazione al mito del "primitivo" e del "selvaggio" che fino a poco tempo fa ha dominato il campo degli studi etnologici(4). Senza addentrarci in altre disquisizioni vogliamo evidenziare quanto segue(5).
L'uomo "civilizzato" della cultura occidentale moderna si è abituato a considerare le sue facoltà volitive e intellettuali come la sostanza del suo essere e, in ultimi termini, a identificare il suo essere con la sua coscienza, pur vedendosi poi costretto ad ammettere uno strato subcosciente (e anche incosciente) di questo suo stesso essere cosciente. Tutto il resto non è considerato "umano". La distinzione scolastica tra atti "umani" che portano seco responsabilità morali e atti "dell'uomo" che ritengono solo il soggetto uomo quale portatore materiale di quell'atto, distinzione fruttifera nell'ordine morale, è stata estrapolata al punto da negare l'appellativo di "umano" a ciò che non ricada all'interno delle prime azioni interpretate alla luce di una coscienza individuale e chiaramente differenziata che, ecceziona fatta per lo stadio presente della cultura occidentale, a malapena si riscontra nella storia dell'umanità. Se la vita umana fosse solamente ciò che oggigiorno l'Occidente definisce "umano" la maggior parte dell'umanità non sarebbe umana nè l'uomo "primitivo" nè l'uomo "preistorico" sarebbero "uomini" nel pieno significato della parola. Inoltre un bilancio imparziale del secolo XX e dei primi anni del XXI, fa dubitare moltissimo del fatto che l'umanità oggi sia più umana che nei millenni passati. Una tale visione del progresso umano ci pare antropologicamente e psicologicamente inaccettabile.
Se così fosse, luomo attuale sarebbe espulso dal resto dell'umanità. Quegli "esseri" non sarebbero nostri fratelli e neppure uomini come noi. Potrebbero forse essere nostri antenati nel senso dell'evoluzione ma senza comunione nè comunicazione ontologica possibile, non fosse quella di una semplice continuità biogenetica. E di fatto esistono studi sulla preistoria, di antropologia e di etnologia, che non sono diversi dalle ricerche sulla fauna e la flora del nostro pianeta. Anche quì la nozione di Karman è illuminante in quanto la relazione con l'umanità dei tempi passati non è nè meramente biologica nè strettamente storica, è Karmatica (6).
Fine prima parte

Cordialità
Sopangi.

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