lunedì 18 agosto 2014

246° Post - La "mia" Firenze

Un saluto a chi mi legge.




L'Arno verso valle dal Ponte San Nicolò

Veduta di una parte di Firenze presa fuori della Porta San Nicolò
sulla parte del fiume Arno delimitata dal dislivello creato dalla
Pescaia a San Nicolò.



Per quanto scritto nel 243° Post, riporto altra Immagine nel suo originale in bianco e nero, della Firenze nel '700, a cura del Giornale LA NAZIONE in collaborazione con : LIBRERIA EDITRICE FIORENTINA - 

aggiungo una breve descrizione delle Tecniche dell'Acquaforte che trascrivo dall'Opuscolo che accompagnava le Incisioni.


LE TECNICHE DELL'ACQUAFORTE

L'acquaforte è un particolare procedimento di incisione. I suoi tratti hanno una inconfondibile nitidezza e possono raggiungere straordinaria finezza ed eleganza.
La storia. La tecnica dell'a. fu probabilmente inventata nei Paesi di lingua tedesca nei primi del XVI° sec. Durer, fra il 1515 ed il 1519, incise sette acqueforti su lastre di ferro.
Si distinsero nel '500 gli italiani: dal Parmigianino, al Barocci, ad Agostino Caracci; nel '600 ancora il Grechetto ed il fiorentino Stefano della Bella, con il trionfo nel '700 di quattro mirabili Maestri: Tiepolo, Canaletto, Piranesi e Goya.
Dopo un secolo di profonda decadenza, nell'800, vi è stata una riscoperta della tecnica dell'a. da parte degli Impressionisti francesi. 
Famosi gli italiani Bartolini e Morandi.
La tecnica. Si crea una "matrice" costituita da una lastra di rame o zinco, sulla quale i tratti sono rappresentati da solchi più o meno sottili prodotti dalla "morsura" di un acido. Perchè l'acido intacchi la lastra solo nei punti voluti si copre quest'ultima con una apposita vernice nera. Si scopre poi il metallo in corrispondenza del disegno voluto graffiando la vernice con punte di acciaio.
Poi si immerge la lastra nell'acido. Una sola immersione provoca solchi tutti ugualmente profondi; si usa perciò lavorare variamente la lastra, con punte diverse, con una diversa pressione della mano, dividendo la operazione di "morsura" in più fasi: si conoscono incisioni, per es. Degas, che richiesero sino a venti fasi.


Cordialità,
Sopangi.

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