giovedì 5 maggio 2011

142° Post - Il Cielo (Seconda Parte).

Un saluto a chi mi legge.

Osservatorio di Arcetri - Firenze



 L'introduzione di questo Post si può leggere nel 140° Post - Il Cielo.

Cordialità
Sopangi

Seconda ed ultima parte, trascritta dal Libro "Il Cosmo degli Antichi" pag. 115 inizio pagina 116.

L'Africano, vedendo il nipote soprappensiero e con lo sguardo rivolto al lontano pianeta, lo rimprovera: "Non vedi dunque a quali spazi celesti sei giunto? Guarda: tutto l'universo è costituito di nove circoli, o per meglio dire, sfere". La più vasta è quella delle stelle fisse che abbraccia tutti i cieli e si identifica con la divinità stessa, al di sotto di questa vi sono i sette cieli planetari, di cui il più lontano è quello di Saturno, quindi c'è Giove, benefico agli uomini, e Marte, rosseggiante e funesto. In una posizione mediana ruota il Sole, che è guida, capo e moderatore di tutti gli astri. Seguono Venere, Mercurio e infine la Luna. Sulla Terra tutto è caduco e mortale, meno le anime date dagli dei agli uomini. Il nostro pianeta è posto al centro dell'universo e verso di esso sono attratti tutti i pesi. Ognuna di queste sfere produce un suono, la più lontana, quella delle stelle fisse, ha un tono acuto e vibrante, la Luna basso e grave. In totale vi sono sette tonalità e quel numero è il vincolo di tutte le cose. Così assordante è il suono prodotto dalla rapidissima rotazione dell'universo che gli uomini non possono percepirlo, come non possono fissare la luce del sole, perchè gli occhi sono abbagliati dal fulgore dei raggi. Publio Cornelio non si decide però a staccare gli occhi dalla terra e l'Africano prende allora a descrivere il globo, spiegando al nipote che non tutto è popolato. Le due zone estreme sono irrigidite dal gelo, la parte centrale è bruciata dal sole e restano abitabili solo due lati, quello australe dove  si trovano gli antipodei, "che nulla possono sapere di quanto avviene fra voi", e quello boreale, piccolo e limitato. Nel complesso la terra emersa è assottigliata ai poli, estesa in larghezza e circondata dall'Atlantico. Nella nostra vita, troppo breve e insignificante per essere ricordata in eterno, bisogna operare bene per avere il meritato premio finale, che consiste nel raggiungere i cieli in cui dimorano le anime dei beati in forma di stelle. "Tu - dice l'avo al nipote - non sei quello che appari nella tua forma corporea", l'anima è la tua vera essenza. "Sappi questo: tu sei un dio; poichè divina è la forza che opera in noi, che vive, sente, ricorda, prevede, e regge e governa e muove il corpo, cui è preposta, allo stesso modo che il sommo dio onnipotente regge e governa il mondo". 
Nel Pantheon ancora oggi si apre una porta verso il cielo e il cono di luce che cade dall'alto fa pensare a una scala celeste, alla via percorsa dalle anime beate, chiamate a dimorare in eterno nella Via Lattea, il cerchio splendente dei virtuosi.
Vedremo più oltre, nelle illustrazioni di Botticelli della Divina Commedia, Dante che sale al settimo cielo tenuto per mano da Beatrice e l'artista, nel raffigurare la scena disegna un cono di luce in tutto e per tutto simile a quello che giornalmente possiamo ammirare nel grande tempio del cielo voluto da Adriano.

fine Seconda Parte.





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